COMUNICATO STAMPA

L’Associazione Culturale Sarda BRUNO CUCCA con il contributo e la collaborazione del Comune di Portoferraio Assessorato al Turismo e alla Cultura presenta:
LE GIORNATE DELLA SARDEGNA 2010
Portoferraio, Piazza della Repubblica – 12 e 13 giugno

Maialetto allo spiedo, malloreddus al ragu, pecora bollita, costolette di maiale alla vernaccia, amaretti, sospiri e cannonau. Sono le specialità dell’enogastronomia sarda che si potranno gustare il 12 e 13 giugno prossimi alle Giornate di Sardegna. La manifestazione, giunta quest’anno alla terza edizione, si concentrerà tutta nel centro storico di Portoferraio, in piazza della Repubblica, dove verranno allestiti gli stand gastronomici e, a partire dalle 22, sia il sabato che la domenica si terranno i concerti. Il piatto forte della terza edizione delle Giornate di Sardegna, organizzata dall’Associazione Culturale Sarda “Bruno Cucca” con il sostegno e la preziosa collaborazione del Comune di Portoferraio, sarà infatti la musica. Le imponenti mura dell’antica città fortificata di Cosimo de’ Medici il 12 faranno da cassa di risonanza al rock impegnato degli Istentales, il 13 alle sonorità virtuose del maestro Fabio Melis e alla ricchezza timbrica dei Tenores di Santa Maria di Ottana.
Particolarmente attesa, il 12 giugno, la performance degli Istentales, il gruppo barbaricino che meglio interpreta lo spirito libero e la coscienza del popolo sardo. I testi e la musica della band di Badde Manna, che a Voci di maggio 2010 hanno accolto in Sardegna i Nomadi, Elio e le storie tese e Dolcenera, sono un’istantanea delle problematiche della Sardegna. Nelle loro canzoni attualità e tradizione duettano meravigliosamente per affrontare questioni spinose. Gli Istentales le suonano a sequestratori, incendiari, abigeatari, stupratori, eserciti di capi potenti e agli estremisti dell’odio e del terrore. Problematiche condannate con rabbia e immediatezza linguistica, ma anche con la forza poetica di una generazione le cui radici sono ancora ben salde nella storia, nella cultura e nella lingua (sa limba) dell’antica Ichnusa.
Nel nutrito repertorio della band nuorese c’è il vissuto delle migliaia di emigrati sardi, c’è l’orgoglio e la dignità di appartenere a una terra che non vuole padroni e Paperoni e chiede soltanto lavoro per


i propri giovani. Ultimo testimone dell’impegno civile e sociale che da sempre contraddistingue la produzione degli Istentales è stato lo sbarco all’Asinara, lo scorso aprile, per sostenere la battaglia dei cassintegrati del Vinyls barricati da mesi sull’isola parco. Da quell’incontro carico di emozione e speranze è nata “Isola ribelle”, sonorità e parole in favore del diritto al lavoro dei sardi.
Di grande attualità sono le tematiche trattate anche nell’ultimo disco, “Onora s’istranzu”, scritto - spiega Gigi Sanna, autore dei testi, voce e chitarra del gruppo - «nelle notti insonni sotto una quercia secolare nell’ovile di Badde Manna». Niente di che stupirsi: parlare degli Istentales significa entrare dalla porta principale della Sardegna. Quella della Barbagia.
E si entra nel cuore dell’isola anche con l’esibizione, il 13 giugno, di Fabio Melis, maestro di launeddas, un aerofono ad ancia semplice costituito da tre canne, antico strumento polifonico tipico della Sardegna meridionale. Generalmente utilizzate per accompagnare i momenti di festa, nella liturgia sacra e nelle danze e balli della tradizione e del folklore, le launeddas stanno rivivendo una nuova primavera con contaminazioni interessanti con il jazz.
Ricercatore musicale affascinato dalle culture arcaiche e dagli strumenti musicali con caratteristiche timbriche particolari come le launeddas, Fabio Melis è tra i massimi esponenti di musica in Sardegna. Opera tra la cultura etnica sarda ed etnica mondiale, con influenze jazzistiche. Nella sua carriera, vanta collaborazioni con l’Orchestra di Heidelberg, con la Royal Philarmonic Orchestra di Londra e con la Filarmonica dell’Arcadia di Bologna. In Olanda conosce il didgeridoo, e resta colpito dalla cultura aborigena, che ha l’occasione di apprezzare durante un tour in Australia, dove apprende la tecnica tradizionale di questo affascinante strumento musicale simile alle launeddas.
Sul palco di piazza della Repubblica domenica sera saliranno anche i Tenores di Santa Maria di Ottana, autorevoli interpreti del canto a tenore, uno stile vocale di grande fascino che con la musica e le danze della Sardegna costituisce l’enorme patrimonio della cultura popolare di tradizione orale. Tra i più straordinari esempi di polifonia del Mediterraneo, per complessità, ricchezza timbrica e forza espressiva, nel 2006 il canto a tenore dei pastori della Barbagia è stato inserito dall’Unesco
nella Lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Il Gruppo di Santa Maria di Ottana è costituito dalle quattro tradizionali voci maschili che eseguono il canto, note come bassu, contra, oche e mesu , oche. Disposti in circolo, i cantori intonano testi poetici mai uguali per scansione ritmica. La successione musicale non segue, infatti, uno schema fisso e i cantori hanno modo di esprimersi in base alla propria sensibilità in maniera sempre diversa, irripetibile.



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