Boes e Merdùles
Venti elementi del gruppo “
Boes e Merdùles ”- Buoi e padroni dei buoi - hanno inscenato lungo Calata Mazzini e le vie del centro storico di Portoferraio uno dei più caratteristici carnevali del Mediterraneo, quello di Ottana, le cui radici affondano nelle tradizioni pastorali barbaricine.
A ritmo cadenzato i figuranti, avvolti in folte pelli di pecora, hanno inscenato il legame quotidiano tra animali e uomini.
Coperti in volto da maschere (carazzas, da cara, viso in sardo) di legno di pero selvatico i boes dalle fattezze taurine e con indosso quasi quaranta chili di campanacci (sas sonazzas o su erru), si sono ribellati ai padroni (i merdùles, da mere=padrone e ule=bue), che hanno cercato di riportare l’ordine con il bastone (su mazuccu) e la frusta di cuoio (sa soca), ma anche con le carezze.
Singolare l’unica figura femminile, sa filonzana, una donna dal viso triste che fila la lana con un fuso. E’ il fragile filo della vita, che potrebbe recidersi in ogni istante. Per questo tutti temono e rispettano la filonzana.