Breve storia dell’immigrazione sarda

Le prime testimonianze documentate dell’immigrazione sarda all’Elba si registrano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
E’ lo sviluppo della moderna industria estrattiva e della lavorazione del ferro a richiamare sulla principale isola toscana maestranze da tutto il Paese.
Le miniere, concentrate nel versante orientale dell’isola, insieme agli Altiforni di Portoferraio, costituiscono l’unica fonte di reddito per la maggior parte degli elbani e degli immigrati.
La creazione dello stabilimento industriale dell’Ilva, la cui prima pietra viene posata nel dicembre 1900, rende in breve tempo l’Elba il primo centro metallurgico d’Italia.

La seconda guerra mondiale e il bombardamento degli Altiforni, nel marzo del ’44, segnano la fine dell’industria mineraria locale. Negli Anni Cinquanta inizia un nuovo flusso migratorio dalla Sardegna, coincidente con la ricostruzione.
I sardi trovano nuove opportunità di lavoro nell’edilizia. La costruzione di infrastrutture, strade, alberghi e campeggi richiede numeri sempre crescenti di manodopera.

Con il boom turistico, negli Anni Sessanta, arriva anche la stabilità economica. Tanti operai e figli di operai diventano imprenditori. Le nuove generazioni, in ogni caso, non cancellano le proprie radici.
Il legame con la Sardegna resta forte. Ne sono testimonianza l’utilizzo, in famiglia, della “Limba”, come l’attenzione e il rispetto rivolto ad usanze e tradizioni.